Festival e Accademia Dino Ciani

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Questo Festival si rinnova anno dopo anno sotto la direzione artistica di Jeffrey Swann.

Il Giornale della Musica

Resta in me il ricordo di un artista purissimo, di un grande poeta della tastiera.

Riccardo Muti

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Preziosa occasione d’incontro e di scambio tra pianisti di fama internazionale e giovani talenti della tastiera.

Il Giornale della Musica

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Il Festival fa convergere nella conca ampezzana alcune delle più brillanti stelle del panorama musicale internazionale.

Corriere delle Alpi

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Un festival… con l’ambizione di diventare… la manifestazione musicale d’alta quota più importante d’Italia.

Corriere della Sera

Foto Giacomo Pompanin
Abbiamo bisogno di voi per portare musica e cultura a Cortina.

Jeffrey Swann

Uno dei più grandi pianisti degli ultimi decenni, un angelo che si trovava incidentalmente sulla terra e presto tornò nella sua patria celeste.

Paolo Isotta • Corriere della Sera

Concerti, incontri, corsi di perfezionamento, per trasmettere anche ai più giovani ciò che Dino Ciani è stato e continua ad essere.

Amadeus

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Musica d’alta quota e proposte artistiche di altissimo livello.

Il Gazzettino

Un punto di riferimento nella programmazione musicale nazionale e internazionale.

Corriere delle Alpi

News

Note al programma del concerto del 28 febbraio al Museo Rimoldi – Cortina d’Ampezzo – Ore 21

24 Febbraio 2014

Ho scelto di suonare un programma di Sonate di Beethoven per il concerto in memoria di Dino Ciani, perché è un repertorio che viene spesso associato con questo artista. Pochissimi anni prima della sua scomparsa tragica a 32 anni, infatti, Ciani aveva già suonato l’integrale delle 32 Sonate all’Unione Musicale di Torino. Forse è il primo pianista italiano ad averlo fatto dopo Busoni e sicuramente il più giovane. Ci rimangono delle registrazioni dal vivo che sono state pubblicate in CD. Poco, ma abbastanza per farci capire quanto questo giovanissimo artista fosse già un grande interprete beethoveniano.

La prima delle due Sonate in programma – la Opus 109 – è una delle tre ultime Sonate, composte nel 1820-22, in un intervallo durante la creazione della Missa Solemnis. Siamo in quel che viene chiamato il “Terzo Periodo” di Beethoven. Il compositore è ormai completamente sordo, ha rinunciato in modo definitivo all’idea di matrimonio e di vita “normale”. La sordità però non fu una limitazione per Beethoven. Anzi, l’isolamento quasi totale in qualche modo gli liberò l’immaginazione e la fantasia e lo portò a una visione personalissima e altamente spirituale della condizione umana, in un mondo creativo di una bellezza interiore e di una profondità forse uniche nella storia dell’arte. Non ci sono più i conflitti titanici, la tensione drammatica immensa, l’eroismo del “Secondo Periodo”, quello dell’immagine più popolare di Beethoven. Non c’è neanche l’impeto irresistibile del narrativo musicale: come sentiamo già nel primo tempo della Op. 109, il discorso è spesso interrotto con passaggi di grande contrasto, come se il compositore stesso fosse stato continuamente colpito da nuove possibilità bellissime. Il Finale è in una forma che Beethoven adopera molto spesso in quest’ultimo periodo: il Tema con Variazioni. Il Tema, di carattere corale, ci ricorda il clima devoto della Missa Solemnis, ma le variazioni ci portano in mondi sempre nuovi e imprevedibili. Alla fine torniamo al Tema: attraverso tutte le avventure che abbiamo vissuto, lo riscopriamo più bello, più magico che mai.

L’altra Sonata inserita nel programma è la celeberrima “Waldstein”, Opus 53: il soprannome viene dalla dedica al Conte Waldstein, il mecenate che gli aveva dato la generosissima borsa di studio che gli aveva consentito, da giovane, di trasferirsi a Vienna per studiare con Haydn. L’anno di composizione è 1804, lo stesso dell’Eroica. Si tratta di un momento cruciale nella vita del compositore. Nel 1802, Beethoven aveva subito la crisi più grave della sua vita: la disperazione che sentì quando si rese conto che sarebbe diventato sordo lo portò quasi al suicidio. Ma dall’abisso nacque la forza della volontà. Di qui la celebre frase: “No, non mi arrendo, prenderò il Destino dalla gola e vincerò”. Il frutto di questa esperienza è un’esplosione creativa davvero straordinaria: tra il 1804 e il 1806 compose, oltre all’Eroica e alla Waldstein, l’opera Fidelio, l’Appassionata, i Quartetti Rasumovski, il Concerto per violino, il Quarto Concerto per pianoforte, la Quarta e la Quinta Sinfonia e molti altri capolavori. La Waldstein è un’opera tipica di questo momento magico, soprattutto per la sua energia infaticabile, la tensione drammatica del narrativo che ci porta sempre in avanti, dalla prima nota all’ultima, paragonabile a un romanzo che non ci permette di andare a dormire, quanto siamo presi dal racconto, sempre nuovo, eppure inevitabile.

Jeffrey Swann