Festival e Accademia Dino Ciani

Un punto di riferimento nella programmazione musicale nazionale e internazionale.

Corriere delle Alpi

Foto Giacomo Pompanin
Abbiamo bisogno di voi per portare musica e cultura a Cortina.

Jeffrey Swann

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Questo Festival si rinnova anno dopo anno sotto la direzione artistica di Jeffrey Swann.

Il Giornale della Musica

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Il Festival fa convergere nella conca ampezzana alcune delle più brillanti stelle del panorama musicale internazionale.

Corriere delle Alpi

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Preziosa occasione d’incontro e di scambio tra pianisti di fama internazionale e giovani talenti della tastiera.

Il Giornale della Musica

Resta in me il ricordo di un artista purissimo, di un grande poeta della tastiera.

Riccardo Muti

Concerti, incontri, corsi di perfezionamento, per trasmettere anche ai più giovani ciò che Dino Ciani è stato e continua ad essere.

Amadeus

Foto Bandion.it
Musica d’alta quota e proposte artistiche di altissimo livello.

Il Gazzettino

Foto Bandion.it
Un festival… con l’ambizione di diventare… la manifestazione musicale d’alta quota più importante d’Italia.

Corriere della Sera

Uno dei più grandi pianisti degli ultimi decenni, un angelo che si trovava incidentalmente sulla terra e presto tornò nella sua patria celeste.

Paolo Isotta • Corriere della Sera

Il Festival

La bella e la bestia

3 Agosto 2016

Regia di Jean Cocteau, con Jean Marais e Josette Day (1946)

Cortina d’Ampezzo, Cristallo Hotel Spa & Golf
Ore 17.00

Ingresso: € 7

Nella Francia del XII secolo un anziano commerciante con quattro figli ha appena perso tutti i propri averi a causa di un naufragio. Appresa la terribile notizia torna a casa per dare la notizia, ma nel buio della notte si smarrisce nella foresta e trova rifugio in un castello incantato. Al suo risveglio, prima di ripartire, coglie nel giardino una rosa per la figlia minore Bella, l’unica che gli voglia davvero bene, ma così facendo scatena le ire del padrone del castello, un orrendo mostro che chiede la vita del vecchio per il torto subito. Quest’ultimo potrà salvarsi solo se una delle sue figlie acconsentirà a prendere il suo posto. Tornato a casa e spiegata la situazione la sola che accetta lo scambio è Bella che parte alla volta del castello per andare incontro al suo destino.

Jean Cocteau presenta in concorso il suo film alla prima edizione del Festival di Cannes riscuotendo un enorme successo di pubblico; l’opera infatti è frutto di un’idea di Jean Marais, attore che impersona il ruolo del Mostro, per distrarre il pubblico francese dopo l’incubo appena conclusosi della Seconda Guerra Mondiale. Cocteau aderisce immediatamente al progetto ispirato dall’idea di creare un nuovo genere cinematografico: quello fiabesco.

Non a caso il film si rifà al celebre racconto di Madame de Beaumont, di cui tutti conoscono la trama. Il regista punta in particolar modo a incantare chi guarda, trasportandolo in un mondo altro grazie anche alle sue precedenti influenze surrealiste. Già nell’introduzione, Cocteau invita a lasciarsi andare alle magiche parole dell’infanzia e dell’ingenuità: “Io vi chiedo un poco di questa ingenuità e lasciate che vi ripeta le parole magiche dell’infanzia: c’era una volta…” Sottolineando come sia molto difficile distinguere quale sia la realtà e quale invece la fantasia. Non bisogna mai infatti credere alle apparenze perché dietro a uno spaventoso mostro può nascondersi un bellissimo principe.

Grazie ad un accurato studio della luce e delle scenografie sono state create delle metafore visive legate al mito e alla leggenda per dare vita a un’atmosfera di bellezza da fiaba. Ogni dettaglio viene curato fin nel minimo particolare per potersi perdere nell’incanto; i candelabri che si accendono al passaggio di Bella, lo specchio incantato che riflette ciò che si desidera vedere col cuore e il mostro stesso, creatura in apparenza ripugnante ma dal cuore buono che pur di non ferire gli altri sfoga su se stesso i propri istinti animaleschi.

Cocteau usa anche la luce per mostrare le differenze tra il mondo reale e quello della bestia; il primo è particolarmente luminoso, riproduce gli ambienti domestici e borghesi tipici della pittura fiamminga, come quelli di Veermer. Il secondo invece è molto più cupo, surreale e barocco, richiamandosi alle incisioni di Gustave Doré (non a caso illustratore delle fiabe di Perrault).

Il film, che riesce a incantare ancora oggi e a cui molti sceneggiatori si sono ispirati per le versioni successive – gli animatori Disney hanno preso spunto per realizzare la Bestia – vince nel 1946 il prestigioso Premio Louis Delluc consolidando la fama del regista e la sua capacità di creare opere in grado di far sognare.

 

Gioia de Bigontina