Festival e Accademia Dino Ciani

Foto Bandion.it
Preziosa occasione d’incontro e di scambio tra pianisti di fama internazionale e giovani talenti della tastiera.

Il Giornale della Musica

Resta in me il ricordo di un artista purissimo, di un grande poeta della tastiera.

Riccardo Muti

Foto Giacomo Pompanin
Abbiamo bisogno di voi per portare musica e cultura a Cortina.

Jeffrey Swann

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Musica d’alta quota e proposte artistiche di altissimo livello.

Il Gazzettino

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Questo Festival si rinnova anno dopo anno sotto la direzione artistica di Jeffrey Swann.

Il Giornale della Musica

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Il Festival fa convergere nella conca ampezzana alcune delle più brillanti stelle del panorama musicale internazionale.

Corriere delle Alpi

Uno dei più grandi pianisti degli ultimi decenni, un angelo che si trovava incidentalmente sulla terra e presto tornò nella sua patria celeste.

Paolo Isotta • Corriere della Sera

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Un festival… con l’ambizione di diventare… la manifestazione musicale d’alta quota più importante d’Italia.

Corriere della Sera

Un punto di riferimento nella programmazione musicale nazionale e internazionale.

Corriere delle Alpi

Concerti, incontri, corsi di perfezionamento, per trasmettere anche ai più giovani ciò che Dino Ciani è stato e continua ad essere.

Amadeus

Il Festival

Il flauto magico

5 Agosto 2016

Regia di Ingmar Bergman, con Josef Köstlinger, Håkan Hagegård, Birgit Nordin, (1975)

Cortina d’Ampezzo, Cristallo Hotel Spa & Golf
Ore 17.00

Ingresso: € 7

Il principe Tamino, aggredito da un drago, viene salvato da tre dame della Regina della notte; quest’ultima, informata delle doti del giovane, gli chiede di liberare sua figlia, rapita dal malvagio Sarastro. Tamino, dopo aver visto un ritratto della giovane accetta e parte alla volta del tempio dello stregone dotato di un flauto magico e in compagnia di Papageno, uccellatore in cerca di una compagna per la vita. Arrivati a destinazione Tamino capisce la vera natura di Sarastro e vede per la prima volta Pamina; è subito amore. Affinché possa stare con la sua amata il principe deve però superare tre prove…

Il flauto magico è uno tra i più famosi film realizzati da Bergman, tratto dall’omonima opera di Mozart. Questo è anche uno dei rari casi di immersione totale nell’opera, cosa che solo pochissimi registi sono riusciti a fare. Per rendere così fedele la trasposizione il regista sceglie di alternare spazi teatrali a spazi cinematografici; in questo modo non si disorienta lo spettatore, mantenendo viva la magia della storia.

Interessante è soprattutto l’introduzione; dopo aver mostrato sotto i titoli di testa un castello settecentesco nei pressi di Stoccolma, ambiente ideale per l’opera di Mozart, ecco comparire il volto di una bambina – che appare spesso anche successivamente – per ricordare che si tratta pur sempre di una rappresentazione e per mostrare con quale spirito innocente lo spettatore deve osservare la storia. Subito dopo, durante l’overture, compaiono inoltre numerosi volti di etnie diverse per simboleggiare come la comunicazione musicale sia universale e comprensibile a tutti. Fatto ciò Bergman si addentra nel pieno della vicenda narrativa; servendosi di trucchi puramente teatrali per creare giochi di luce e ombra dà vita a un’atmosfera particolarmente avvolgente, tanto che spesso ci si dimentica di non essere seduti a teatro, ma di stare guardando un film.

Tema su cui invece si concentra maggiormente è quello dell’amore, sottolineando come esso sia la cosa più importante che esista, sia tra gli esseri umani sia nel mondo in generale. Tamino si scopre innamorato di Pamina solo per aver guardato un suo ritratto, Pamina capisce che il principe è la sua anima gemella da una sensazione; lo stesso Sarastro sa che la cosa giusta da fare è lasciare il suo regno nelle mani dei due giovani perché custodi di un cuore puro. Persino Papageno è alla costante ricerca della sua Papagena, unica compagna possibile di vita.

A ciò è legato inoltre un altro stilema caro al regista: il ruolo della figura femminile. Come in altri suoi film, Bergman si concentra sul ruolo della protagonista, Pamina in questo caso, evidenziandone la metamorfosi da fanciulla ingenua a vera “donna bergmaniana”, capace di stare al fianco e guidare il proprio uomo in ogni difficoltà.

Maestro di storie, anche con questa trasposizione, Bergman mostra allo stesso tempo il suo amore verso Mozart sopra ogni altro compositore e la sua straordinaria capacità di catturare lo spettatore, ammaliandolo fino alla fine.

 

Gioia de Bigontina